oh….allora siete voi!

13 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | nessun commento »

Un caro saluto a tutte voi. Vedervi insieme ci fa sentire più vicini a Ithanga, all’Africa, ai bambini, alle donne del Tumaini.
Insomma al vostro lavoro.
Un abbraccio da tutti gli amici che vi seguono.

Qualche foto da Ithanga

13 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | nessun commento »

Un saluto anche a voi….

Nadia la sepolta viva

09 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | 4 commenti »

Con Suor Silvia siamo passate a salutare le piccole figlie di San Giuseppe, una missione “vicina di casa” di Ithanga.
Quando siamo entrate in casa una suora teneva tra le braccia una batuffolina nera, piccolissima e la stava
allattando con il biberon.
Poco più di due settimane fa è un contadino che pascolava la sua mucca ha trovato questa bimba abbandonata nel campo. Nadia, così l’hanno chiamata le suore, era stata seppellita viva, la placenta ancora attaccata e la testa fuori dalla terra e piccinina i vermi e gli insetti che già avevano iniziato a mangiarla
dietro le orecchie, agli occhi e sul collo.
Per fortuna il contadino ha preso e portato la bimba al dispensario delle suore e adesso se ne occupano loro.
Appena due settimane di vita e già così segnata.
Comunque ora la piccola sta bene, mangia e dorme ed è coccolata da tutti.
Così va il mondo.

Escursione in Uganda

09 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | nessun commento »

L’ Uganda, che paese meraviglioso. La differenza con il Kenya la noti subito pochi kilometri dopo il confine: qui c’è l’acqua. È tutto più verde, rigoglioso. Boschi, foreste, bananeti, piantagioni di tè e
coltivazioni ti fanno capire che quando c’è l’acqua c’è la vita.
Qui la gente non muore di fame come in Kenya, il cibo viene direttamente dall’alto, dagli alberi. Il piatto tradizionale è il Matoke, semplice purè di banane dove se vuoi puoi aggiungere una pasta di noccioline
mentre i bambini adorano il jack fruit una specie di fruttone verde un po’ spinoso fuori ma che all’interno custodisce un cuore dolcissimo e ricco di vitamine.
Quindi, dicevo la gente non soffre la fame come nei paesi dove la siccità la fa da padrone però tutta questa abbondanza donata dalla natura ha fatto sì che gli Ugandesi siano un popolo piuttosto pigro o meglio (come dicono in Uganda) rilassato. Non esiste stress in Uganda, anche perché la danza tradizionale aiuta a scaricare e tanto. È tutto uno sculettare lento, veloce e velocissimo! Iniziano a ballare sin da piccoli, sia maschi che femmine.
Domenica pomeriggio sono stata alla scuola della missione. Lì un centinaio di bambini tra i sei e gli otto/nove anni vive per vari motivi lontano da casa (o non hanno genitori, o sono lontani, o non possono occuparsi di loro) e la domenica pomeriggio dato che non c’è scuola ci sono intrattenimenti vari.
Domenica l’intrattenimento ero io!
Per darmi il benvenuto hanno improvvisato canti e danze tentando di insegnarmi a muovermi come loro
e ridendo tutti contenti perché almeno ci provavo. Poi abbiamo giocato, ho fatto toccare loro i capelli e i tatuaggi (ormai è diventato il mio passepartout) poi ho preso la penna e ho “tatuato” un cuore su ognuno
dei loro braccini. Tutti in fila per un tatuaggio…che belli.
Il villaggio di Kapeeka dove c’è la missione delle Suore del Sacro Cuore dista circa un’ora di macchina da Kampala ma con il traffico che c’è se ne impiegano anche due, tre e a volte anche di più. Pensavo che Nairobi in quanto a traffico non avesse paragoni ma non avevo ancora visto Kampala. È una cosa indescrivibile. Ad un certo punto, l’ho detto per scherzo ma non era per niente lontano dalla realtà: piki piki a destra, piki piki a sinistra, piki piki sopra e speriamo nessun piki piki sotto!
Dato che il traffico di auto e matatu si congestiona talmente tanto che non si riesce a fare due metri i piki piki si infilano ovunque.
Le strade di Kampala poi sono, anche in pieno centro,strette, in pessime condizioni e spesso non asfaltate e dunque, a volte, fai veramente fatica a superare le voragini piene di terra/fango che si formano.
Appena arrivata in Uganda l’idea che mi sono fatta è stata quella di un Pese più “benestante” del Kenya dove la gente ci tiene forse di più all’aspetto, veste più accurato, le donne si truccano e
via discorrendo. Quello che ho visto domenica mattina tra la messa e il service mi ha spiazzato.
Sinceramente non mi aspettavo di trovare se possibile ancora più miseria che a Ithanga. In una fredda mattina dopo una nottata di pioggia a scroscio la messa è stata celebrata fuori perché la chiesa è troppo piccola e non può accogliere tutti i fedeli all’interno. Bambini mezzi nudi, con quel freddo (io avevo il golf di cotone e la sciarpa sopra) la maggior parte senza scarpe a camminare nel fango perché ovviamente non ci sono strade asfaltate. Alla local church per il service pochissima gente radunata in un rudere senza
porte, senza finestre, senza pavimento e senza tetto che è la chiesa.
Anche qui bimbi seminudi che tremavano dal freddo. Persone che, si sente si percepisce, si portano dentro e negli occhi il dolore di una guerra, che sorridono con parsimonia, che si avvicinano con diffidenza,
gente che con tanta fatica sta cercando di guardare avanti al futuro ma con forse troppe poche prospettive. Eppure hanno da mangiare, hanno l’acqua non riesco proprio a spiegarmi così tanta povertà.
La cosa invece che mi ha imbarazzato e mi ha fatto sentire a disagio è la tradizione delle donne di inginocchiarsi davanti a te quando ti salutano. Non un semplice inchino che già sarebbe tanto, proprio si buttano con le ginocchia a terra. E’ il loro modo di salutare con rispetto le Suore e anche il visitatore. Anche in chiesa al momento di scambiarsi il segno della pace le donne di tutte le età anche bambine si prostrano ai tuoi piedi. Veramente imbarazzante per me e molto difficile da accettare.
Tutto questo però fa parte della loro cultura e rifiutarlo significherebbe probabilmente offenderle. Ma credetemi questa è stata forse la cosa più difficile da mandare giù.

Salve mi chiamo Chiara…una domenica a Ithanga

09 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | nessun commento »

Domenica, accompagno Suor Silvia alla messa delle 9.30 a St. Francis una local church qui vicino e poi al Service. Per dare la possibilità a tutti i fedeli di andare a messa la domenica senza dover camminare per kilometri ogni parrocchia ha una serie di chiese o meglio cappelle locali sparse nel bush.
L’atmosfera di una local church è differente dalla parrocchia vera e propria. Prima di tutto l’ambiente è molto più semplice: quattro mura, un tetto di lamiera, un pavimento di terra e pietre, le panche e un altare. Come tappeto dietro l’altare una balla aperta. La gente è genuina e sempre molto accogliente e calorosa. Ovunque c’è il coro, a St. Francis veramente molto bravo (c’era un bambino che suonava il tamburo davvero capace) e il corpo di ballo formato dai bambini. Per il resto la funzione è andata più o meno come le altre che vi ho già raccontato.
Essendoci diverse local church per ogni parrocchia ed essendo i preti non così numerosi da coprirle tutte la domenica Suor Silvia porta la comunione dove il prete non arriva.
Se St. Francis come location è come dire un po’ spartana, di St. John Paul II che posso dire….è sotto un albero!
E’ stato bellissimo, all’aperto seduti sulle panche davanti ad un leggio e un piccolo altare. Se nella prima chiesa ero passata un po’” inosservata” (anche il prete officiante era bianco) qui di nuovo tutti gli occhi puntati addosso. Il bello è che i bambini non fanno finta di niente e magari ti lanciano sguardi curiosi ogni tanto, no no qui lo fanno proprio spudoratamente, si girano completamente verso di te e ti fissano per interminabili minuti.
A St. John Paul II non è stata proprio una messa dato che il prete non c’era. Non si è celebrata l’Eucarestia ma tutto il resto più o meno sì. Dunque è stata più breve penserete. In effetti sì, credo sia durata solo un ora e mezza più o meno…..
La cosa più sconvolgente ma alla quale mi sto abituando è che qui ovunque vai devi presentarti e dire qualche parola di ringraziamento. Così è successo anche stamani a St. Francis durante l’Omelia quando il prete ci ha chiesto di alzarci e presentarci davanti a tutti mentre a St. John Paul II alla fine della funzione prima degli annunci che qui forse ancora non lo avevo detto a volte durano più che la messa stessa. Non sto scherzando, per esempio a Muchata (la mia prima messa “pubblica”) la signora che è salita al leggio aveva una cartellina alta dieci centimetri piena zeppa di lettere e richieste da parte dei parrocchiani. Non finiva più di leggere.
Insomma mi sto abituando pure a parlare in “pubblico” per giunta in inglese con qualche parola in kiswahili giusto per scaldare un po’ la platea :o )

Al pomeriggio dopo un po’ di pulizie in camera (polvere, polvere e ancora polvere) sono stata chiamata a gran voce da un gruppo ben nutrito (nel senso numeroso perché non so in effetti quanti avessero mangiato) di ragazzini e soprattutto ragazzine che volevano che raccontassi loro una storia vera dall’Italia.
Non so se qui in Africa le mamme raccontano ai bimbi che se non fanno i bravi arriva l’uomo bianco e li porta via fatto sta che qui hanno tutti paura di me! I maschietti anche se fanno i bulletti scappano appena tento di avvicinarmi. Per giocare ho detto loro che mi mangio i bimbi a colazione, pranzo e cena….un fuggi fuggi generale! Le bimbe invece vogliono toccarmi. Toccano tutto, la pelle, i gomiti ma soprattutto i capelli. È un continuo chiedere di potermi accarezzare i capelli e se inizia una arrivano tutti gli altri e mi trovo sommersa da decine di manine.
Prima di salutarci abbiamo anche cantato e ballato e ci siamo dati appuntamento alla prossima occasione.
E poi anche qui “in the middle of nowhere” si festeggia l’ultimo di carnevale. Non che ci interessi molto del martedì grasso ma i cenci ripieni sono un’altra cosa.
Prepariamo l’impasto per i cenci ma con che cosa li riempiamo? Ci vorrebbe la ricotta…detto fatto, si prende il latte delle mucche, due limoni e voilà la ricotta è pronta. Un po’ di marmellata qui, un po’ di nutella la e il gioco è fatto, una bella vassoiata è servita.

Solidarietà e ascolto: festa della donna a Ithanga

09 mar 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | un commento »

Oggi è stata una giornata di grande condivisione con le donne Tumaini.
Dopo la preghiera e un paio di canzoni ho iniziato a raccontare la mia storia. Non è stato facile ma la libertà che ho sentito e la vicinanza del mondo femminile mi hanno aiutato a non tralasciare niente soprattutto i miei sentimenti.
L’aggancio con i massaggi è venuto da se quando Jane una delle donne mi ha chiesto l’età ed è rimasta male perché anche lei è nata nel 1970 ma si sente molto più vecchia di me. Insieme abbiamo analizzato il tipo di vita che fa, quanti figli ha e quanto tutto questo è lontano invece dalla mia di vita; però ho colto la palla al balzo e ho sottolineato che anche la cura del corpo aiuta a sentirsi più giovani. Senza dire niente sono salita in camera ho preso l’olio per i massaggi e già che c’ero anche una boccetta di smalto e sono tornata da lei. Prima le ho messo lo smalto (sapete che qui prendono un tot a unghia? 2 scellini per ogni dito smaltato) poi ho preso un po’ di olio e ho iniziato a massaggiarle le mani e le braccia fino alle spalle. Nel giro di cinque minuti c’era la fila! Il bello è stato anche che Priscilla Nzola (una delle più estroverse e intraprendenti) dopo aver ricevuto il massaggio ha iniziato a massaggiare le altre compagne. E’ stato bellissimo. Nel frattempo parlavamo degli eventuali lavori che si possono fare, su come poter espandere il business aprendoci a nuovi mercati oltre che alle chiese con la vendita dei rosari. Ho tirato fuori la lana e abbiamo iniziato a lavorare all’uncinetto. Tutte sanno farlo e ovviamente molto meglio di me. Dovevate vederle piegate in quattro dalle risate quando hanno visto i miei “lavoretti”…che figura.
Insomma è stata una giornata davvero intensa anche se forse a raccontarla così non sembra ma in un giorno, credetemi, è stato fatto tanto.

Pole pole: tutto scorre lento tranne…

16 feb 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | 2 commenti »

Come sempre quando viaggi per le vie principali (quelle asfaltate per capirci) ti incroci spesso con i trafficanti di mirà un tipo di droga locale.
Simile alle foglie di coca del sud america o al kat yemenita la mirà è legale in Kenya o meglio è legale coltivarla il consumo non è permesso.
Ecco allora che entrano in gioco i trafficanti che caricano la macchina e sfrecciano a tutta velocità, con i fari alti accesi anche di giorno, verso gli aeroporti privati intorno a Nairobi dove con piccoli
aeroplanini esportano la mirà verso paesi come Somalia, Eritrea etc. Li riconosci dai fari accesi e dalla folle velocità che in queste strade così precarie fanno veramente paura. Oppure al posto di anonime macchine bianche sfrecciano su pick up strabordanti di sacchi e due ruote di scorta dietro.
Vanno così veloci che neppure i poliziotti ai posti di blocco li fermano. Qui i posti di blocco della polizia non sono uno scherzo. Non ti fermano con la palettina come da noi ma mettono delle sbarre chiodate in mezzo alla strada e te sei costretto a fermarti se non vuoi schiantare tutte e quattro le gomme.
Chiara

Perlina dopo perlina, ci si conosce meglio

13 feb 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | 2 commenti »

Oggi, lunedì, giornata con le donne Tumaini.
Con indosso la mia bella maglietta regalata dal gruppo e la lesso mi sono presentata alle 9.30 puntualissima. Forse è meglio se aggiungo che la lesso è una sorta di pareo tutto colorato che qui si usa sopra i vestiti per potersi sedere ovunque senza sporcarsi e non solo, all’occorrenza si trasforma in parasole, marsupio per bimbi, borsa portatutto – la usano tutte le donne, sembra quasi una coperta di Linus sempre sulla spalla pronta ad ogni evenienza.
Sono arrivata alle 9.30 dicevo e ho lavorato tutto il giorno al mio rosario. Mano mano che vado avanti riesco ad essere un po’ più precisa anche se la perfezione delle donne ancora me la sogno. Nel pomeriggio abbiamo iniziato con Sister Catherine ad accennare qualche cosa sui nuovi progetti, nuovi prodotti, ma mi diceva la Sister che se siamo noi a proporre tante volte le idee vengono rifiutate. Dobbiamo far sì che
sembri una loro idea e allora vanno avanti come una scheggia.
Vediamo cosa verrà fuori intanto l’appuntamento è fissato per lunedì prossimo.
In genere gli incontri sono previsti anche il giovedì, due volte a settimana, ma mi hanno spiegato che questo mese devono iniziare a preparare i campi per la semina e chi sta meglio fisicamente andrà ad
aiutare chi in questo periodo non si sente bene.
Comunque stamani sono state molto carine, come sempre. Alla terza ora seduta sul muricciolo
ad infilare perline il mio sedere gridava pietà. Mi sono allora seduta per terra da una parte. Quando mi hanno visto seduta a terra, prima mi hanno preso in giro perché avevo male al sedere poi un gruppo di donne
sedute su una coperta poco più in là mi ha chiamata e mi ha fatto posto in mezzo a loro. E’ stato un momento molto bello, semplice ma di grande significato e contatto.

Chiara

135 minuti di messa

13 feb 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2012 | nessun commento »

Quando sono entrata in chiesa mi sono sentita un po’ osservata….sarò stata faccia nuova, sarò stata l’unica bianca, sarà che sono pure tatuata fatto sta che mi guardavano tutti.
I bimbi soprattutto non mi hanno tolto gli occhi di dosso per tutte le due ore e un quarto che è durata la messa.
Sì, due ore e un quarto di messa in lingua kikuyu, 135 minuti. Non che se fosse stata in kiswahili sarebbe cambiato qualcosa! Solo la prima parola Karibuni che significa benvenuti sono riuscita a capire per il resto
buio completo.
Vi chiederete che cosa abbiamo fatto in due ore e un quarto di messa. Intanto c’è il coro che ha intonato i canti (e ne ha intonati tanti) e te batti le mani, le agiti in aria, se vuoi ti dimeni anche (non troppo però sei pur sempre in chiesa!)
Poi il prete ha fatto un’omelia fantastica, vi giuro che anche se non ho capito una parola è
riuscito ugualmente a coinvolgermi. Durante la messa c’è una partecipazione assoluta da parte della platea. Non solo con i canti e le letture ma ci si alza e si va all’altare per l’offertorio, per la
comunione poi un altro offertorio questa volta diviso prima gli uomini poi le donne, non chiedetemi perché. Si porta il messale prima delle letture, il vino e le ostie prima dell’Eucarestia, insomma è tutto un
anda e rianda che non finisce più.
Un discorso a parte va fatto per le persone presenti. Adulti e bambini composti e attenti per tutto il
tempo. Tutti con il vestito buono della domenica, le donne con il cappello o con il fazzoletto in testa (si chiama ghettanbai, probabilmente non si scrive così ma la pronuncia è questa). Una parte delle donne sono magre e alte, la maggior parte invece, come dire, di corporatura tradizionale.
I bambini sono una forza ovunque. Con questi occhioni e i sorrisi bianchissimi vorrebbero avvicinarsi ma si
vergognano e ridono coprendosi la faccia.

Chiara

I dintorni di Nairobi

06 feb 2012 Categorie: Viaggio in Africa 2010 | nessun commento »

Oggi lasceremo Nairobi per tornare a Ithanga. Sono stata ospite delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore per qualche giorno dopo la partenza di Don Enzo e Paola.
Quante banane che ci sono qui intorno. Non è un caso che questo posto si chiami Banana Hill.
Di ritorno da Padre Toni (un Padre della Consolata che abita dalla parte opposta della città) con Suor Silvia abbiamo fatto una strada che invece di attraversare la città corre tutt’intorno. Una sorta di tangenziale/raccordo anulare ma potete immaginare… passa tutta in mezzo ai boschi, in mezzo ai villaggi pieni di mercati e negozietti vari, in mezzo ai banani che qui nascono e crescono spontanei. Ne abbiamo anche uno noi a Ithanga vicino al pollaio e all’albero di papaia.
Fa caldo anche qui a 1800 mt. Sì perché Nairobi si trova sull’altopiano al bordo della Rift Valley che è uno spettacolo della natura. La immaginavo più larga quasi da non vedere il lato opposto invece è, almeno il punto che abbiamo visitato io e Paola con Suor Silvia, una vera valle come le nostre valli alpine. Ovviamente il paesaggio è completamente diverso, i colori più caldi e brulli, i campi coltivati a mais e al posto degli chalet in legno capanne di terra rossa con il tetto in lamiera.
La periferia di Nairobi che guarda verso la Rift Valley è terra Masai. Ne abbiamo incontrati alcuni in costume tradizionale lungo la strada con le loro mucche e due bambini ci hanno avvicinato (sempre molto timidamente) per poterci vendere braccialetti di perline e altri piccoli lavori di artigianato.
Chiara